Le vie del fustagno

Proprio nei porti i chieresi costruivano le loro fortune tessili. Perché Chieri paradossalmente viveva sulla lavorazione di materie prime provenienti d’oltremare. Merci che, una volta trasformate in pezze, venivano nuovamente destinate ad altre aree del mondo.

Ai mercanti- imprenditori non rimaneva che intercettare i cotoni grezzi nei magazzini portuali di Genova, Marsiglia Venezia, o sulle strade delle carovane che dai porti si dirigevano verso i mercati intermedi di Asti, Lione, Bourg-en-Bresse, o ancora nelle fiere. Le balle di cotone approdavano così finalmente nelle botteghe di Chieri, per la lavorazione. Gli stessi percorsi in senso inverso si dovevano seguire per la commercializzazione del fustagno finito.

Certo è che la collocazione periferica rispetto alle grandi direttrici commerciali europee finiva per incidere notevolmente sui costi di trasporto e più in generale sulle voci di spesa legate all’approvvigionamento/distribuzione.

Compagnie di commercio e produzione in famiglia

Con l’obiettivo di fare economie di scala, i mercanti diedero anche via a piccole compagnie di commercio, nessuna delle quali purtroppo destinata a durare più di tre/quattro anni. D’altra parte la stessa distribuzione del lavoro tra le diverse realtà famigliari mirava alla riduzione dei costi.

Sta di fatto che tutta l’attività tessile poggiava saldamente su un patto di solidarietà parentale. Veniva non a caso gestita all’interno di gruppi di consanguinei, ciascuno con mansioni definite. Non era raro che uno dei fratelli o un cognato fosse spedito in pianta stabile in un centro fieristico così da reperire subito le materie prime migliori al loro arrivo, trovare eventuali crediti, e assicurarsi in seguito la vendita delle pezze di fustagno, curando al meglio la clientela. Mentre il resto della famiglia si occupava delle lavorazioni in casa, a lui spettava un ruolo che oggi si definirebbe di agente di commercio.

Questo tipo di organizzazione, ottimale con una dimensione artigianale del lavoro, si rivelò invece inadeguata a reggere la concorrenza delle sempre più strutturate realtà produttive, capaci di rispondere prontamente alle esigenze del mercato, di diversificarsi all’occorrenza e in definitiva di meglio sviluppare l’attività.