Statuti dell’arte del fustagno di Chieri

Il codice originale


Sono 135 fogli, rilegati in cuoio marrone, fermati sul dorso per mezzo di correggioli di cuoio. Il codice dell’Università del Fustagno, contenente gli Statuti e i verbali registrati fin dalla sua fondazione, nel 1482, è finalmente a disposizione del pubblico grazie al Museo del Tessile che ne è entrato in possesso e che ne propone in consultazione la sua riproduzione fotografica.

Il manoscritto originale, che per alcuni secoli si era ritenuto disperso, era stato ritrovato solo alla metà del XX secolo negli archivi del conte Balbiano di Aramengo, al quale appartiene per complicate vie di eredità e doti matrimoniali.
Il codice è in carta spessa, grossolana, non filigranata, di quella normalmente usata per i libri notarili subalpini dell’epoca ed è in uno stato di conservazione discreto. Contiene gli Statuti dicui il Maggior Consiglio di Chieri ordinò la diffusione e l’osservanza. Era il 18 agosto 1482 quando nacque l’Università dell’Arte del Fustagno. Una data storica, destinata a segnare il passaggio della manifattura tessile chierese – sino ad allora di impronta artigianale – a una impostazione proto industriale, di carattere più evoluto e organizzato.
Le annotazioni si interruppero improvvisamente il 21 luglio 1591, non si sa per quale motivo, forse per la morte improvvisa del notaio Visca che era incaricato delle registrazioni. Il volume rimase dimenticato nei suoi archivi finché, nel 1715, passò quale dote matrimoniale ai conti Baronis di Santena, quando l’ultima discendente, Margherita, sposò Carlo Amedeo. All’estinzione di questa famiglia, con la nobile Luisa che nel XIX secolo andò sposa al conte Giulio Cesare Balbiano d’Aramengo, il codice entrò a far parte dell’archivio Balbiano per poi trasformarsi in patrimonio storico comune.
Quando il volume venne ritrovato, ne fu pubblicato nel 1966 un estratto, con uno studio introduttivo di Anna Maria Nada Patrone, dal titolo 
Statuti dell’arte del fustagno di Chieri. Tutto grazie alla disponibilità al progetto del conte Giuseppe Balbiano di Aramengo, alle fotografie eseguite dall’architetto Diego Surace, alla stampa di Intergrafica chierese, e alla rilegatura dagli Artigiani del libro di Chieri.

L’aspetto più interessante di tutta la vicenda è che il volume, fotografato, resta a disposizione degli studiosi nella sede della Fondazione del Tessile. Consiste nella riproduzione a grandezza naturale delle registrazioni manoscritte, con i diversi stili calligrafici dei redattori. La scrittura è in corsivo cancelleresco, poco raffinato, in latino volgare; sintassi e lessico sono poco curati e spesso compaiono termini piemontesi latinizzati. Un interessante spaccato dell’epoca.