Le passamanerie

Potevano essere galloni, frange, trecce, fiocchi, bordi, agremani e fregi. In ogni caso, indipendentemente dal tipo di intrecci, venivano definite passamani o passamanerie. Usate soprattutto per le guarnizioni del tessuto, potevano essere realizzate con qualsiasi tipo di fibra, ma perlopiù con il telaio a crocheter, i cui prodotti si differenziavano dagli altri per l’intreccio ad angolo retto e per l’ordito a punto catenella per legare la trama.

Le passamanerie richiedevano lavorazioni più complesse dei normali tessuti, con il ricorso anche a ritorcitoi per frange, macchine per agremani, cordonatrici, laminatoi per metalli, macchine per ciniglia e per vergole e tracciatrici.

A Chieri la loro produzione ebbe inizio dopo la seconda guerra mondiale, con l’introduzione di un tessuto genericamente denominato “tenda a rete”, fatto con quattro fili intrecciati e tanti buchi, che veniva prodotto con macchine a crochet.

Dagli arredi agli abiti di moda

Vero prodotto di moda, le passamanerie trovarono subito una collocazione ideale nei più svariati settori, dall’arredamento all’abbigliamento, nei tendaggi e nei paramenti sacri, nelle scenografie teatrali e nei costumi folcloristici, nelle stesse divise militari. Poi via via l’interesse scemò. Caddero di conseguenza anche i volumi di produzione.

A Chieri resistettero i fabbricanti di frange per copriletti. La loro fabbricazione era diversificata a seconda del tessuto. Piquet di cotone, lampassi, matelassé, damaschi, polonaise, mantovane, ciascuna pezza richiedeva fregi suoi propri.

Continuavano a costituire una fiorente produzione di nicchia anche le passamanerie per l’abbigliamento. L’andamento dei mercati nazionali ed esteri ne favorì l’evoluzione. L’alta moda entrava a Chieri e nei suoi paesi limitrofi con la richiesta di fiocchi, pon-pon, cipolline. Tutto un modo di frivolezze che metteva alla prova l’estro dei tessitori.