Orditoio verticale, un vanto per Chieri

I premi e i riconoscimenti che si meritarono le manifatture tessili chieresi in occasione delle varie Esposizioni internazionali dell’Ottocento erano certo merito dell’abilità dei tessitori, ma anche dell’ eccellenza tecnica dei filatoi. Tra le tante, la macchina  più interessante è, a detta di numerosi specialisti, l’orditoio verticale, che richiamerebbe nella sua forma e in alcune parti il primo filatoio meccanico inventato nel 1272 da Ser Borghesano Lucchese da Bologna.

Successiva alla filatura e precedente alla tessitura vera e propria, l’orditura consiste nella disposizione parallela – secondo la lunghezza prestabilita – dei fili. La loro sequenza longitudinale forma appunto l’ordito, che poi viene arrotolata sul subbio, collocato quindi nel telaio. Sino al Sei-Settecento l’operazione veniva condotta manualmente. L’orditoio verticale ha comportato notevoli risparmi di tempo. Quello più antico era composto da un grande arcolaio ligneo – detto aspo – disposto verticalmente e con 8-10 bracci orizzontali disposti a raggera intorno ad un asse verticale di circa 2 metri. L’ordito proveniva da una intelaiatura (cantra) sulle quali erano collocate le diverse spolette con i fili dai colori desiderati. Tra le due parti si frapponeva un operaio che reggeva una tavoletta lignea munita di foro. Qui passavano i fili diretti verso l’arcolaio in movimento.

Una volta raggiunta, con l’avvolgimento a spirale, la lunghezza desiderata (la cosiddetta portata), la direzione veniva invertita sempre manualmente e una seconda portata si arrotolava a fianco della prima. Il processo continuava sino a che non si otteneva il numero di fili di ordito predefinito.

Gli orditoi verticali usati in Chieri erano di tipo evoluto, con ben tre livelli di mensole innestati sull’albero verticale intorno al quale si avvolgeva l’orditura. Il sistema si completava con uno sgabello ligneo provvisto di maniglia che agiva su una corda e due pulegge per azionare l’arcolaio. Il suo ritmo cadenzava il lavoro in tutte le tessiture europee del secolo scorso.

Il fascino dei telai a mano

Sono numerose e completamente in legno le parti di un telaio manuale. Tutte vengono azionate da un operaio con la forza delle mani e con due pedali indipendenti. La struttura del telaio dispone di quattro montanti verticali collegati a traverse.

Sulle traverse sono appoggiate le parti mobili, le cassette per le navette e il pettine. Sui montanti invece sono alloggiati due cilindri in legno, detti subbio dell’ordito e subbio del tessuto. A completare il tutto un pettorale o banchina, che tiene teso il tessuto, e le carrucole per la sospensione dei licci, formati da fili di acciaio.

Il telaio di Jacquard

Pensato appositamente per le stoffe piquet, il telaio di tipo jacquard sarebbe stato introdotto nel 1830 dalla manifattura Levi e Radino. E subito considerato “rivoluzionario”. In effetti il macchinario era stato realizzato nel 1801 da un’intuizione avuta da J. M. Jaquard nel 1790. Solo 11 anni dopo in Francia erano in azione già 11 mila telai di questo tipo.

L’innovazione tecnologica consiste nel far dipendere tutti i movimenti del telaio da un unico organo motore. Il comando avveniva a mezzo di una carta continua, una sorta di scheda perforata, con la funzione di predisporre il disegno voluto.

Telai semiautomatici

All’affermazione dei telai semiautomatici si arrivò a metà degli anni Sessanta dell’Ottocento. Vi concorsero vari fattori: la necessità di adattare i telai a diverse fibre, la progressiva specializzazione dell’ingegneria tessile, la maggiore disponibilità di materie prime, maggiori capitali e relativa scarsità di mano d’opera. La sostituzione fu graduale, dapprima per i pettinati di lana, poi per il cotone, quindi per la lana.

Le calandre

Le operazioni di rifinitura dei tessuti erano tradizionalmente decentrate o comunque parzialmente distaccate dai procedimenti di fabbrica. Le prime cimatrici automatiche furono introdotte soltanto verso la fine del XIX secolo. A Chieri si trovano ancora oggi calandre di dimensioni grandissime. Tra le altre operazioni di mercerizzazione sono notevoli quelle relative al procedimento Schreiner in virtù del quale – grazie alla pressione a caldo di un rullo di acciaio finemente inciso – i tessuti di cotone acquisivano la lucentezza del raso.