I mestieri del tessile

C’erano i conciatori, gli annodatori, i canneggiatori e molti altri ancora. I mestieri tipici dei chieresi si ricostruiscono grazie ai censimenti del 1801, 1860 e 1901 e molti sono legati all’attività tessile, settore economico di punta della città.

Il conciatore o acconciatore era l’operaio addetto alla concia delle pelli, ma anche del lino e della canapa, per renderne più agevole la lavorazione.

L’annodatore o nodatore o nodista era colui che annodava i fili dell’ordito finito con il nuovo cavo.

L’apparecchiatore di stoffe era l’incaricato a conferire alle stoffe le proprietà consone al loro uso.

L’apprettatore trattava i tessuti con l’appretto, sostanza vegetale, a base di fecola di patate e colla, che ne migliorava aspetto e consistenza.

La bobinatrice era l’operaia addetta alla preparazione delle bobine.

Il canneggiatore metteva i bachi da seta sulle canne per poi raccoglierne il bozzolo.

Il capotecnico era colui che dirigeva la squadra di operai e che nel settore tessile veniva anche chiamato dispositore, addetto al coordinamento della produzione.

Il cardatore era l’addetto alla pettinatura e pulitura della matassa.

Il dipanatore lavorava all’arcolaio per dipanare la matassa.

Il fabbricante di cinghie realizzava le cinghie di trasmissione del telaio.

Il fabbricante di licciate era l’addetto alla licciatura, cioè all’operazione con cui i fili di ordito si passano nei licci.

Il fabbricante di pettini lavorava agli attrezzi che tengono separati i fili dell’ordito.

Il fabbricante, lavorante di stoffe era l’addetto alla confezione del tessuto.

Il filatore di cotone provvederà alla filatura delle fibre.

Il folaro era colui che rendeva più omogenei e compatti i tessuti.

Il fustagnere, fustaniere, frustaniere, lavorante fustaniere era specializzato nel tessere il fustagno, tessuto più compatto e robusto degli altri.

Il garzatore era l’addetto alla garzatura dei panni, operazione che consentiva di sollevare la peluria del tessuto rendendolo più morbido.

Gualdaro era il tintore che usava prevalentemente il gualdo.

Il tintore operaio era l’addetto alla tintura di filati, pelli o tessuti.

L’imballatore era impiegato in magazzino per l’imballaggio con la iuta delle pezze da spedire. Per pesarle veniva usata la stadera, bilancia tarata di chilogrammi.

L’imbozzimatore era l’addetto al trattamento dell’ordito, che veniva sporcato con un impasto di crusca e acqua per ripararlo dallo sfregamento dei licci e del pettine.

Il lavorante cordaggi era il fabbricante di corde con filati di canapa.

Il lavorante del cotone era specializzato nella tessitura di questa speciale fibra.

Il lavorante dei friggi si dedicava alla tessitura delle frange. Oggi verrebbe definito passamantaio.

Il lavorante stoffe o tela era il tessitore addetto alla fabbricazione di questo tipo di tessuto, assai compatto e senza rovescio, perché i fili della trama passano alternativamente sopra e sotto l’ordito.

La magliatrice è la donna che realizza i lavori a maglia – intrecci formati da fili, anelli o cerchietti – in proprio o a cottimo.

Pettinatrice di canapa è l’addetta alla pettinatura delle fibre tessili.

Rappresentante di tessuti è l’addetto alla presentazione e vendita dei prodotti finiti.

Spolaio o spolaro è incaricato della lavorazione delle spole di filato.

Lo stampatore è colui che stampa i tessuti.

Il telaro, tellaro, tessitore, tessitore operaio è colui che fa le tele.

Giornaliero tessitore è il tessitore pagato a giornata (attivo magari solo in inverno, mentre in estate si dedicava alla campagna).