I maestri del fustagno

Un “maestro” artigiano nel Medioevo non era mai un salariato. Piuttosto era un datore di lavoro, in grado di sorvegliare tutte le fasi della lavorazione secondo le regole dell’arte. I maestri fustanieri, di cui si fa menzione nelle cronache chieresi sin dal XIV secolo, non facevano eccezione. Erano mercanti-imprenditori capaci di consegnare un prodotto finito e perfetto.

Il Catasto porta i nomi di alcuni di loro: Simeonus de Suganapis de Mediolano, Iohannes de Nono de comitatu mediolanense, i fratelli Alberi de Mediolano. Più tardi si sarebbero affermati i fustanieri della Tintoria pubblica e di una Casa dei fustagni di Martino Fiandra.

Quartiere Vairo al centro dell’arte cotoniera

Tutti i fustanieri abitavano nel quartiere Vairo, che si caratterizzava proprio come polo dell’attività cotoniera. Facile da reperire e dunque meno caro della lana che scarseggiava, il cotone era morbido, plasmabile e piacevole al tatto, assai più semplice da lavorare rispetto alla canapa. Un materiale prezioso per un numero infinito di produzioni.

Grazie ai suoi fustanieri Chieri divenne presto nota in tutta Europa. Les Messieurs de Quiers faiseur de futain, come venivano chiamati, erano sempre presenti con le loro merci in tutte le più importanti fiere del Continente. Nel XVI secolo le stime di esportazione dal Piemonte erano di 6-7 mila balle di fustagno l’anno per un totale di 140 mila scudi.