Le macchine tessili di Leonardo al nostro museo

di Franco Mazzone per Carreum Potentia

Nei diversi campi di interesse e studi dell’ingegneria e della tecnica, Leonardo dedicò anche l’attenzione ad alcune attrezzature e congegni adatti alla tessitura. Partendo dall’esistente, medita e propone nuove soluzioni, si interessa all’opera dei predecessori succedutisi nell’arco dei secoli, personaggi ai quali, egli stesso si è sovente riferito e dei quali possedeva gli scritti che portava sempre con se quando si trasferiva a Firenze, Milano, Mantova, Pavia, Vigevano, Francia ecc.

            Ad esempio: una copia del “De rerum naturis” di Rabàno Mauro Magnenzio del IX secolo, contenente il disegno di un telaio tessile, oppure i disegni di alcune macchine del Brunelleschi.

Il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano si è soffermato sui lavori di Leonardo in questo settore: sono state analizzate tutte le riproduzioni disponibili dei disegni del grande scienziato.

            Si tratta di circa cinquemila fogli su una produzione complessiva stimata intorno a quindici-diciottomila, circa centoventi di essi, riguardano macchine tessili o loro parti. Da questa indagine sui suoi disegni tessili, emerge che Leonardo fu influenzato in particolare da tre macchine ingegnose: la ruota a filare, il torcitoio circolare da seta e il telaio.

            Questi congegni, costruiti da abili e sconosciuti artigiani, identici o molto simili a quelli progettati da Leonardo, sono conservati a Chieri presso il Museo del Tessile, hanno funzionato per migliaia di ore, e sono in grado, ancora oggi, di svolgere la loro funzione.

            La ruota a filare, oltre a torcere il filo, lo avvolge sui rocchetti distribuendolo automaticamente senza interruzione; da questo filone, il “genio” inventa una macchina da torcere il filo con due fusi ad alette mobili e successivamente, un’altra, modulare, che può montare fino a diciotto fusi, tutti ad alette mobili.

            Il secondo elemento che influenzò Leonardo è il torcitoio circolare: macchina che torce i fili già esistenti in natura, come il filo di seta ottenuto dai bozzoli. Lo schema del torcitoio pervenuto a noi, è fra i più antichi, risale al 1487 e riprende anche annotazioni del 1300. Queste attrezzature, forse per la loro complessità, lo fecero riflettere molto: si tratta di congegni in grado di torcere contemporaneamente 144 rocchetti di seta.

            Egli studia, riprende ed elabora in molti aspetti le sue invenzioni: rivede esattamente la disposizione dei fusi nel torcitoio circolare, anche qui aggiunge le alette mobili per lavorare i fili di lana o altre fibre discontinue. Il torcitoio affascina tanto Leonardo, al punto da spingerlo a scrivere questo indovinello:

«Sentirassi le dolenti grida, le alte strida, le rauche e infiocate voci di quei che siano con tormento ispogliati e alfine lasciati ludi e senza moto e questo sia per causa del motor che tutto volge»

            Effettivamente, il torcitoio quando è in movimento, emette uno stridio causato dalle varie parti in movimento; Leonardo immagina che siano i lamenti dei bachi da seta uccisi e derubati del filo che li avvolgeva. Allusione che sottolinea la profonda conoscenza del funzionamento di questa macchina, egli la perfeziona aggiungendo un dispositivo per la distribuzione automatica dei fili sulle rocchelle (1485-’90) che verrà utilizzato dal secolo successivo, da notare che, fino al 1935-’40, i dispositivi erano pressoché identici.

            Ispirandosi al torcitoio, l’inventore progetta la binatola circolare con una trentina di fusi disposti su una circonferenza, essi si arrestano quando uno dei fili accoppiati si rompe durante l’avvolgimento, permettendo la legatura con un nodo speciale e quindi riprendere il lavoro. Dalla fervida mente, nasce anche un torcitoio a mano d’uso famigliare; il filo è avvolto sul rocchetto, che gira velocemente visto il rapporto esistente tra la ruota motrice di grande diametro e la rotellina condotta di diametro decisamente inferiore.

            Lo strumento tessile che colpì maggiormente Leonardo è il telaio, osservando gli scritti e i disegni già citati, egli traccia dei disegni che raffigurano  la tessitura di un nastro di tela tramite un telaio con una navetta mossa da bracci a forcella.(Codice Atlantico, folio 985, recto, ex 356) Questi bracci inseriscono la medesima nel passo dell’ordito; nel disegno, si vede tracciata una fiancata completa di meccanismi interni, attorno ci sono particolari e varianti, mostrando appunto la scomposizione delle varie parti, antesignana di una “veduta esplosa” di particolare evidenza.

            Questi meccanismi creavano movimenti complessi come quelli usati negli automi, macchine che imitano alcune azioni umane, in Occidente già sviluppati dai Greci e poi dagli Arabi del Medio Oriente, Leonardo li conosceva bene e li utilizzava per organizzare le feste alla corte degli Sforza a Milano, destando sorpresa e meraviglia…

Leonardo vede il telaio sotto l’aspetto di un automa: tutti i movimenti del tessitore vengono prima studiati, reinterpretati in modo meccanico e riprodotti in sequenza. Girando una manovella, il congegno-telaio è in grado di fornire il tessuto; il manufatto prodotto è largo un “raso” (59,8 cm), lungo 33 rasi (20 m. circa), composto da un ordito di 1200 fili di cotone.

Leonardo riesce a cadenzare i movimenti, affinché avvengano nel momento voluto, creando dei vuoti tra i denti degli ingranaggi; si tratta di accoppiamenti particolari, a quel tempo usati negli orologi e più tardi, nelle prime macchine da calcolo.

Altri dispositivi relativi al telaio tessile ideati da Leonardo riguardano il movimento di avanzamento dell’ordito e l’avvolgimento del tessuto prodotto sul subbio: concetti visibili su alcuni telai esposti nel Museo del Tessile di Chieri, validi ancora fino agli anni Cinquanta  del secolo scorso.

Di queste innovazioni ve ne sono almeno una quindicina, esse mostrano gli sforzi concettuali di Leonardo per ottenere la meccanizzazione completa ed efficiente dell’intera macchina: il tessimento avviene nella parte superiore del telaio e la quasi totalità dei congegni semiautomatici occupa la parte inferiore.

Qui di seguito l’elenco delle macchine-congegni atte alla filatura e tessitura progettate da Leonardo da Vinci:

filatoio ad alette mobili                                                                       Cod. Atlantico                      f.    1090

fuso per binare la seta                                                                         Cod. Atlantico                       f.    1030

fuso per binare la seta con arresto automatico                              Cod. Atlantico                      f.    6634

garzatrice                                                                                                Cod. Atlantico                      f.    6625

garzatrice continua                                                                              Cod. Atlantico                       f.      662

misuratore della resistenza dei fili                                                    Cod. Atlantico                 inv.      393       

telaio meccanico                                                                                   Cod. Atlantico                       f.    9910

telaio meccanico automatico                                                             Cod. Atlantico                       f.  12593

le cui riproduzioni sono visibili presso il Museo della Scienza e Tecnologia di Milano, che possiede la più importante collezione di modelli leonardeschi, realizzati tra il 1952 e il 1956 da un gruppo di studiosi e di abili artigiani, grazie ad un attento lavoro di interpretazione dei disegni di Leonardo.

Desidero segnalare che attrezzature simili, esposte nel Museo del Tessile di Chieri, sono tutte originali, alcune risalenti al Cinque- Seicento ‘5-600, costruite da falegnami del luogo, sottoposte ad un restauro conservativo e quindi funzionanti.

Concludo con una riflessione:

 Leonardo da Vinci, nel 1516, in un solo giorno, a settembre, attraversò Torino durante il suo ultimo viaggio da Roma a Amboise, dove morì tre anni dopo nella residenza del Clos Lucè. (TORINO Storia, n. 38 aprile 2019). In Piemonte non lasciò alcuno scritto, disegno o codice; sono comunque visibili nel Museo di Chieri due filatoi ad alette mobili (Cod. Atlantico f. 1090) del XVI secolo, probabile retaggio di alcuni viaggi commerciali dei mercanti-imprenditori di questa città. Quindi si può pensare che gli antichi Chieresi, oltre agli scambi mercantili di stoffe, di opere d’arte, prestiti tramite le casane*, fossero interessati anche alle innovazioni nei vari campi dello sviluppo tecnico-meccanico dell’epoca. Non solo commerci nelle Fiandre e nord Europa, ma anche verso il centro ed il sud della penisola per cercare nuovi commerci, idee e innovazioni, portarle a casa, farle realizzare da abili artigiani, per poi utilizzarle. E’ noto che il Re Carlo Alberto, acquistò tra il 1839 e il 1840 una collezione di disegni (alcuni tecnici) di Leonardo, da Giovanni Volpato (1797-1871) originario di Riva di Chieri.

 Anche Giovanni Volpato, ispettore della Reale galleria dei quadri e Sotto Segretario della Reale Accademia Albertina, esperto collezionista, fa parte di quello stuolo di chieresi sopracitati.    

Casane: denominazione delle case di prestito fondate da banchieri toscani.                                                                                                                                                                                                                              

Bibliografia:

-Atti del Convegno “Uomini e geni del tessuto industriale italiano: dal telaio di Leonardo al made in Italy”. Relatore Dott. Flavio Crippa, storico del tessuto. Ed. Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia- Milano

-TORINOStoria n. 38 aprile 2019. Ed. Riccadonna Periodici snc

Sitogrefia:

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia- Milano