Laura, stoffa per i campionari

Laura Davin

Lucide sete e broccati preziosi, garze impalpabili e morbidi cotoni: quella di Laura Davin è una vita intessuta tra le stoffe. Di tutti i tipi e per tutte le stagioni. E lei non poteva che diventare volontaria della Fondazione chierese per il tessile e per il museo del tessile. Volontaria addetta all’archivio dei campionari. Cataloghi di tessuti, ma anche messincarta, disegni, chine, tempere e acquerelli. Tutto un mondo che testimonia la storia dell’ingegno del luogo e che va adeguatamente tutelato.

300 campionari schedati per numero, provenienza, anno e stato di conservazione

Oggi in archivio il Museo del tessile vanta 300 campionari – relativo a tessuti per abbigliamento, arredamento e di design – tutti schedati per numero di catalogo, provenienza, azienda, anno di produzione, dimensioni del libro e numero dei suoi fogli, annotazioni sullo stato di conservazione. Un patrimonio unico, che spazia dall’800 agli anni ’60 del ‘900, già utilizzato per consultazione, ricerche, tesi di laura, dottorati, e che si presta anche a impieghi industriali, come fonte di ispirazione per futuri lanci moda e magari per capsule revival. “Qui – considera Laura – c’è la storia e anche il futuro della nostra città”.

Nell’archivio del Museo del Tessile dal 2006

Laura è la prima artefice di questa immensa ricchezza del museo. “Sono arrivata al museo nella primavera del 2006, pensionata da solo un paio di mesi, dopo quasi 40 anni di lavoro nell’azienda tessile FIL, poi confluita nella Vasino e di cui almeno 25 trascorsi proprio nel settore dei campionari. Ci sono stata portata da quello che era stato il mio datore di lavoro negli anni giovanili, Pinetu Maina. Lo avevo incontrato in Chieri e lui, che sempre mi salutava con cordialità, mi ha detto in dialetto… varda ch’aie da manca d’ti”. Il giorno dopo Laura era già al museo, presentata da Pinetu ad Aldo Levi. “Pinetu non ci ha messo molto a fare un quadro preciso di me… ha detto ad Aldo “custa si l’è una c’a travaja”…poi mi è stata fatta vedere una montagna di sacchi neri di tutte le dimensioni, alcuni strappati, altri in stato terribile, tutti polverosi. Dentro c’erano i libri con i campionari, arrivati da vari stabilimenti di Chieri, come donazioni o lasciti da chiusure di aziende…”. A Laura una consegna perentoria. “Bita tutt a post… sass ti cuma s’fa”. Dall’oggi al domani un lavoro tutto da inventare, armata di grembiule, guanti e mascherina nera e tanta volontà…

Il sostegno di Angela e di Bruna

Nella sua infaticabile attività d’archivio, Laura oggi non è più sola. Da qualche tempo può anche contare sull’aiuto di una serie di volontari che hanno via via formato il gruppo degli archivisti. Tra le altre, Angela Maria Sarti, che da tre anni presta la sua opera, e Bruna Tomasello, al suo secondo anno di servizio.

Angela è stata insegnante a Torino. Da sedici anni si è trasferita a Chieri per essere più vicina alla figlia. “Quando sono rimasta vedova, 4 anni fa, ho voluto prestare un po’ del mio tempo libero al volontariato. Sono approdata al museo senza un obiettivo preciso. Ma certo lo studio del tessile, dei suoi disegni, delle sue realizzazioni mi ha subito conquistata”.

Chierese doc per nascita, famiglia e lavoro, Bruna con il tessile ci ha invece sempre avuto a che fare. “Sono stata orditrice per 40 anni in varie imprese della zona. E di pezze ne ho viste uscire tante dagli stabilimenti. Una volta in pensione ho in prima battuta dovuto dedicarmi alla famiglia, ai miei anziani. Ora che sono più libera ho potuto tornare alla passione della mia vita. Ed è una soddisfazione adesso poter lanciare uno sguardo d’insieme su tutta la complessa attività legata al tessile”.

Campionari per le fiere, i rappresentanti, i clienti

Dall’alto dei suoi decenni di esperienza, Laura esercita da parte sua il ruolo guida. “Organizzare il lavoro d’archivio è impegnativo, ma anche molto appagante. Mi riporta indietro, agli anni ’80. Quelli gloriosi della piena espansione, in cui seguivo i campionari in azienda. Prima con Pinetu, poi, quando lui è andato in pensione, con Renato Vasino”. Turni di lavoro massacranti, dal lunedì al sabato, per preparare i campionari da portare in fiera e da affidare ai rappresentanti, e quindi da presentare ai clienti finali, molti dei quali in Germania, Giappone, Stati Uniti. “La Fil era specializzata in tessuti per l’abbigliamento. Quando una collezione guadagnava terreno lo si avvertiva subito, come una scossa di corrente. E allora via con le declinazioni delle nuance, con la raccolta degli ordini e con le messe in produzione”. Occorreva una memoria da elefante per associare in un batter d’occhio codici e tessuti.”. Per ogni stagione-moda, per ogni lancio, era comunque sempre una festa, “una soddisfazione capace di ripagare di tutte le fatiche”.

I primi anni da operaia

Al reparto campionari della FIL Laura ci era arrivata dopo un decennio di attività di produzione, dal ’69 all’80, nel ruolo di operaia. “All’epoca ero una cosiddetta testa calda. Leader delle proteste sindacali, attenta, come delegata, alle ragioni dei miei compagni e sensibile anche alla salubrità e vivibilità dell’ambiente”. Un impegno che i suoi superiori hanno saputo interpretare nel giusto modo, come prova dell’attaccamento di Laura alla sua professione e all’azienda. “La promozione al reparto dei campionari è stata per me anche occasione di maturazione. Il nuovo incarico mi ha consentito di apprezzare la bellezza. Nei tessuti, nei capi e anche in ciò che mi circonda”.

Montagne da scalare, belle come i tessuti

Oltre che i tessuti, Laura ama moltissimo anche la montagna. Una passione che condivide con numerosissimi amici e soprattutto con il marito Filippo, conosciuto ormai quasi 40 anni fa proprio in escursione. “Come il lavoro, la montagna è fatica e anche armonia. Camminare per me è una ragione d’essere, al di là delle difficoltà. Arrivare uno dei motivi per cui vale la pena vivere. E poi che differenza c’è tra una distesa di rododendri e la fioritura di un broccato? Entrambi lasciano senza fiato, ma solo per farti respirare di più”.

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Il progetto ChieriFacile è realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del Bando CivICa, progetti di Cultura e Innovazione Civica.