I segreti del Museo del Tessile, svelati dalle sue guide

Guide Museo Tessile

Dalle piante alle fibre, dai fili alle trame. Tappa dopo tappa al Museo del Tessile si rintraccia il dove e il quando di una storia che affonda le sue radici nella tradizione e che lancia le sue sfide nel domani. Ad accompagnare il visitatore in questo percorso di continua scoperta il gruppo delle guide, tutti volontari e tutti appassionati del mondo che attorno al tessile si è sviluppato e che così tanto dice di Chieri, del suo passato e del suo futuro.

Aldo, Franco, Mitti sono le tre guide ufficiali del museo. Ognuno ha la sua storia, che, come i fili annodati in un telaio, s’intreccia indissolubilmente a quella degli altri due compagni di viaggio. . Accanto a loro, da quasi due anni, una new entry, Francesca, che alla passione per la storia unisce quella per i tessuti. Tutto in attesa che ancora altre risorse possano unirsi al gruppo per portarvi nuovi stimoli e contributi.

Aldo Varetto, una lunga passione per il tessile

Tra i tre Aldo Varetto è stato il primo. Al museo è giunto nel 2002, fresco di pensione, dopo 40 anni di carriera nella sede torinese di una multinazionale dell’elettronica. Per lui il tessile era una questione di famiglia. “I miei fabbricavano tessuti in conto terzi – spiega lo stesso Aldo – In casa c’erano due telai e, devo dire, sino ai 16 anni, nei momenti liberi dallo studio, anche io ci lavoravo. Era un hobby, una passione, più che un mestiere”.

Negli anni dell’impegno professionale Aldo aveva lasciato sedimentare nell’ombra il suo amore per i tessuti, senza mai dimenticarlo. E, al momento giusto, le competenze di un tempo sono tornate a galla per dare sostanza a una seconda giovinezza. “Da tempo nutrivo interessi storici, soprattutto legati alla mia Chieri. Per questo, non appena sono stato più libero dalle incombenze lavorative, mi sono iscritto a un corso per diventare guida presso l’organizzazione di volontariato culturale chierese Carreum Potentia. Terminato il corso, mi sono subito fatto mandare al Museo del Tessile, che da sempre alimentava la mia curiosità. Ho incontrato l’allora presidente Armando Brunetti e il suo braccio destro Aldo Levi. L’intesa è stata immediata. Di lì è iniziato il mio impegno come guida nelle sale espositive. Con l’aiuto di due accompagnatori volontari ho studiato un percorso di visite ad hoc destinato soprattutto alle comitive”.

Franco Mazzone, un incontro casuale che diventa passione

Franco Mazzone al museo è arrivato proprio nei mesi in cui si mettevano nero su bianco i piani per le visite guidate. “Era il 2003 – ricostruisce Franco – mi stavo gettando alle spalle 40 anni di attività presso un’officina ortopedica di Torino. La storia mi piaceva e anche l’arte. Per questo, senza pensarci troppo, anche io, come tanti energici pensionati, ho preso la strada della Carreum Potentia”. Al Museo del Tessile Franco era stato destinato dai suoi insegnanti. “Non avevo idea di quanta storia, ingegno, perizia potessero essere custodite in un telaio – non fatica ad ammettere lui stesso – Ma quando mi ci sono ritrovato a contatto ho capito perché ero stato mandato proprio qui. La mia attitudine alla precisione, l’attenzione al particolare mi avrebbero ancor più portato ad apprezzare i complessi congegni delle macchine tessili”.

Tra Aldo e Franco l’amicizia è cresciuta sull’onda della comune passione. “Insieme abbiamo accolto comitive provenienti da varie regioni e da diverse associazioni. Abbiamo gestito pullman di centinaia di persone, che facevano tappa al museo e ad altre mete artistiche della città. Un grande impegno, scandito su una fitta agenda di appuntamenti prefissati, anche perché all’epoca le visite libere erano ammesse solo una volta al mese, concentrate nella seconda domenica”.

Mitti Baiotti: ventennale collaborazione con il Museo del Tessile

Mitti Baiotti si unisce al gruppo nel 2015, quando la presidenza del Museo passa all’architetto Mario Ghirardi, che ne rivoluziona l’ambiente espositivo. “Mi sono impegnata in prima persona nello studio e ridefinizione delle diverse stazioni delle sale. Un lavoro esaltante. Ogni pezzo, ogni telaio aveva un suo punto di forza tutto da valorizzare”. Del resto per Mitti il Museo rappresentava l’approdo ideale. “Attiva come product manager per diverse aziende di confezioni di lusso, fin dall’inizio della mia professione ho potuto conoscere bene il mondo del tessile chierese, le sue fabbriche, i suoi poli di eccellenza. E il Museo del tessile per me è sempre stato un punto di riferimento, una fonte di ispirazione con tutti i suoi campionari e il suo ricco scrigno di competenze sartoriali”.

E’ il 1991 quando Mitti compie il salto dall’attività commerciale a quella produttiva. E il tessile diventa più che mai il fulcro della sua professione. “Entravo alla manifattura tessile Tabasso, con il delicato compito di portare i cotoni d’inverno nei campionari esclusivamente estivi. E qui ero destinata a rimanerci sino a che l’azienda chiudeva i battenti”. La triste circostanza non ha comunque portato Mitti a separarsi dal mondo della moda. “Sono anzi passata come free-lance in CNA per dare il mio contributo in Federmoda. Ed è stato a questo punto che le possibilità di collaborare con il museo hanno assunto finalmente un contorno progettuale”. Gli scambi tra Federmoda e Museo del Tessile si fanno sempre più intensi, sino alla sfilata di moda con i capi degli artigiani tessili del torinese, organizzata nel 2009 nel suggestivo contesto dell’ Imbiancheria del Vajro. “E’ stata una passerella memorabile – Mitti ricorda con orgoglio – Abbigliamento, maglieria, intimo, accessori… una festa per gli occhi, ma soprattutto una rara rassegna di sapienza sartoriale”.

Il Museo del Tessile, occasione di crescita per i giovani

Storie, ambienti, competenze assai diverse, quelle di Aldo, Franco e Mitti. E tuttavia vicende che hanno potuto annodarsi nel condiviso amore per il tessile e i telai. “Il nostro è un museo vivo – Franco ne è fiero – Prova ne è che pur con centinaia di anni sulle spalle, tutti i macchinari sono perfettamente funzionanti. Pronti a battere al ritmo di chi li sa manovrare”. Ed è proprio sulla straordinaria energia del centro – non mero contenitore di memorie, ma fucina di stimoli e proposte – che i volontari puntano per stringere proficue alleanze sul territorio. “Ormai da tempo lavoriamo con le scuole – puntualizza Mitti – soprattutto con gli istituti superiori chieresi, con cui abbiamo in piedi percorsi di competenze trasversali e per l’orientamento PC-TO (ex alternanza scuola-lavoro) per preparare i giovani a diventare guide”. Ma anche per gli alunni delle primarie e secondarie non mancano proposte di avvicinamento all’arte tessile. “Disponiamo anche di una cinquantina di mini-telai – spiega Aldo – Forti di queste attrezzature altri volontari della Fondazione,  entrano nelle classi elementari e medie dei plessi cittadini e qui tengono mini-corsi di carattere pratico per la realizzazione di piccoli manufatti, come arazzi e quadretti ricamati. E alla fine di ciascun ciclo di lezione la visita guidata al Museo rappresenta il premio e il coronamento delle fatiche dei piccoli tessitori”.

Su un piano più strategico, di approfondimento scientifico, si pongono le collaborazioni con le facoltà universitarie, soprattutto i corsi di studio ad Architettura. “Frutto dell’intensa collaborazione con questo ateneo sono le tesi di carattere storico e artistico sull’edificio che ospita il museo – il cinquecentesco ex convento di Santa Chiara – e poi pubblicazioni sulle testimonianze di cultura materiale di cui il territorio è ricchissimo”.

Museo del Tessile, mille storie di vita vissuta

L’attenzione a Chieri e alle sue vocazioni è una costante del Museo del Tessile che da sempre riassume in sé l’anima e gli elementi fondanti della città. “Il nostro scrupolo è proprio quello di trarre spunto da ogni stazione del nostro centro espositivo per far vivere e rivivere scampoli di vita chierese– conferma Mitti – Perché siamo ben convinti che ogni pezzo nel nostro museo racconta una storia ed il nostro primo dovere è scoprirla e restituirla alla città e ai suoi abitanti”. Anche in sinergia con associazioni culturali, non mancano progetti per portare alla luce il ricco e glorioso passato chierese: dai libri, alle conferenze, sino alle pièce teatrali. “Sì, piccoli quadri di commedie in costume da proporre in alcune cruciali tappe del percorso espositivo – sorride Mitti – è il nostro sogno. Ma un sogno, che se condiviso, sarà destinato a diventare realtà”.

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Il progetto ChieriFacile è realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del Bando CivICa, progetti di Cultura e Innovazione Civica.

Mitti, Aldo e Franco accanto all’arcolaio
Aldo Varetto