Francesca, bibliotecaria e guida per il Museo del Tessile

Francesca-Canzio

L’amore per la pagina scritta si annoda a doppio filo con quello per le fibre e i tessuti. Bibliotecaria al Dipartimento di Filosofia dell’università di Torino, laureata in Giurisprudenza, ma anche in Beni Culturali, archivistici e librari, e con la mai sopita passione per i lavori di ago e filo, Francesca Canzio è spirito libero ed eclettico. Il suo arrivo al Museo del Tessile era scritto nel destino. E, dati i suoi precedenti e il suo presente, aveva le carte giuste per rinfoltire la fila delle sue guide – Aldo, Franco e Mitti – che oggi affianca con coscienza di causa e senza mai perderne il passo.

Al museo sono approdata un paio di anni fa – informa lei stessa – in modo incidentale, ma forse non per caso”. A Torino per esigenze professionali, Francesca vive con la sua famiglia a Santena. Ed è stato qui, nella biblioteca del suo paese, che aveva adocchiato una cartolina-invito con cui il museo del Tessile cercava nuovi adepti. “Ho preso subito contatto con Vincenzo Tedesco, che conoscevo per ragioni professionali, e che sapevo essere nel direttivo, come responsabile della promozione dell’Arte e della Storia, dell’organizzazione di volontariato culturale chierese Carreum Potentia. Lui ha pensato di instradarmi all’attività di guida. Un incarico che, pur nei limiti di tempo libero concesso a un’impiegata e madre, cerco di svolgere con accuratezza e serietà”.

Studio permanente come chiave di volta

I libri su cui studiare la storia di Chieri e della sua cultura materiale sono per Francesca una risorsa indispensabile e un fattore di crescita continua. “Alcuni li custodivo già io, negli scaffali delle mie librerie, altri li ho reperiti nelle varie biblioteche del circondario, infine alcuni – i più rari – scovati all’università”. Di fronte a lei si schiude un mondo, che parla di telai antichi, di lavorazioni suggestive, di tele, colori e arazzi.” Un mondo i cui segreti sono tutti da condividere i visitatori e con le famiglie di Chieri, che debbono andare orgogliose del proprio prestigioso passato.

“Credo innanzitutto nella trasmissione del sapere – spiega Francesca – e quindi nella curiosità, come leva principale di qualsiasi studio e passione”. Capace di passare dal diritto, alla storia, dalla cucina al telaio con disinvoltura e leggerezza, la dottoressa Canzio sa unire in sé e sintetizzare in sapere compiuto le memorie famigliari, contadine e artigianali, e la predilezione per le tecnologie più avanzate come i processi digitali.

Dalla Liguria al Piemonte

“Sono di Levanto – informa – e da brava ligure e navigatrice so attingere a tutte le suggestioni che arrivano da terre inesplorate e a trasformarle in progetti”. In Piemonte, per la precisione a Vercelli, Francesca arriva nel 2001, vincitrice di un concorso in Amministrazione centrale all’università del Piemonte orientale. Torino comunque la frequenta in parallelo, per seguire cicli di lezione di carattere pratico. E qui, a Palazzo Giulia di Barolo, in occasione di un convegno sul pane, conosce quello che dovrà diventare suo marito, un santese doc.

Il tempo accelera. Dopo il matrimonio – celebrato nel 2002 nella chiesa di Santa Giulia a Torino – arriva nel 2003 la prima figlia, il cui nome non poteva che essere Giulia. Nel 2005 il secondo figlio, Luigi, un quasi anagramma di Giulia, ma anche il nome del nonno paterno. Intanto nel 2004 le era già stato accordato il trasferimento all’università di Torino. “Un tempo pieno e felice quello del primo decennio del 2000, fatto di pendolarismo e levatacce mattutine, ma anche di grandi soddisfazioni famigliari”.

La passione per il cucito

E’ il 2009 quando Francesca fa la scelta del part-time per stare più vicina ai figli, che avevano perso il riferimento dei nonni paterni. “Una decisione che non rimpiango – considera Francesca – anche perché ho potuto recuperare passioni che coltivavo da ragazza e che per lungo tempo avevo dovuto abbandonare”. Come ad esempio il cucito. “Le mie nonne, materna e paterna, lavoravano la maglia, quella paterna filava anche la lana. Nessuna di loro però cuciva. Per questo nel 2001, quando già ero stabilita in Piemonte, mi sono iscritta a una scuola di cucito di prim’ordine, la Montesano di Torino, titolare tra l’altro di un metodo di insegnamento brevettato. Qui ho imparato a cucirmi, camicette, gonne, pantaloni. E tuttora il mio guardaroba è frutto del lavoro delle mie mani”. Un guardaroba che non disdegna neppure la figlia, oggi liceale al classico di Chieri. “Le ho confezionato un abito da sera, che ha indossato con piacere, e un completo Chanel, che però non ha ancora avuto l’occasione di sfoggiare”. Quanto ai maglioni, sono ancora quelli lavorati a mano dalle nonne. “Li portavo io. Ora li ho passati a lei, che ama il look casual delle ragazze della sua età. Bisogna dire che questa lana – che di anni ne ha molti più di me – è indistruttibile”.

Anche ora che è in smart-working, causa pandemia da coronavirus, Francesca si diletta alla macchina da cucire. “Ho un sacco di pezze acquistate tempo fa in saldo in un negozio del paese che purtroppo è stato chiuso. Mi sono confezionata mascherine abbinate a gonne, camicette e pantaloni. Pendant che possono trasformare una necessità in opportunità”.

Il mondo dei telai

Ora che è guida esperta, Francesca è molto attenta anche al mondo della tessitura. “Da mio marito mi sono fatta costruire un telaio semplice a pettine liccio e pur senza avere l’ambizione di diventare una tessitrice mi ci esercito, proprio per avere conoscenza in materia e poter illustrare i processi a ragion veduta. Ho frequentato inoltre alcuni corsi di tessitura, non al museo del Tessile, per incompatibilità di orari, ma a Collegno e poi a Villata in Valfenera”. Lo studio sui libri è comunque sempre fertile complemento alle conoscenze tecniche di Francesca.

Dai libri alle macchine travaso di saperi

Dottrina e sapere pratico: Francesca riesce a coniugare e armonizzare in sé tutte le passioni. “Devo dire che l’attività di guida al museo mi aiuta molto a questo fecondo travaso di competenze, dai libri alle macchine e dalle macchine ai libri”. Abile cicerone per comitive di visitatori domenicali, Francesca ama il Museo di cui sa vedere anche le future potenzialità. “Per stimolare l’interesse mi piacerebbe utilizzare di più lo schermo, per proiettarvi i contenuti oggi limitati alle sole audioguide, ma anche per proporre interventi di studiosi ed esperti, o interviste agli anziani di Chieri, che narrano le vicende tessili della città”.

Per Francesca niente più di una testimonianza viva può servire alla trasmissione del sapere. “Vale più di cento libri. E può anche offrire spunti per letture e approfondimenti scritti”. Fusi e rocche insieme con i telai, filande, tintorie e sartorie sono serbatoi di memorie vive e leve di sapere. “Il segreto sta tutto nella curiosità, che bisogna coltivare per sé e stimolare in chi ci è vicino”.

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Il progetto ChieriFacile è realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del Bando CivICa, progetti di Cultura e Innovazione Civica.

Francesca alla macchina da cucire
Francesca trae ispirazione dai libri di cucito