Da Museo del Tessile e Sartoria Sociale 2000 mascherine protettive per il Chierese

Mascherina Sartoria Sociale

Il cotone c’era già, da 200 grammi a metro quadro. L’elastico si è rimediato in uno slancio di collaborazione collettiva. Ed è stato così che dalla Sartoria Sociale di Chieri sono uscite 2000 mascherine doppio-strato per uso civile, lavabili e riutilizzabili, distribuite o in distribuzione in tutto il territorio chierese e oltre. Tutto con l’obiettivo di aiutare a proteggersi dai rischi del corona virus quelle persone che stanno prestando servizio per i concittadini anziani e più deboli.

Giovane sarta al lavoro
Giovane sarta al lavoro (foto Luciano Berruto)

Tutta l’operazione è stata il frutto dello sforzo e della partecipazione di più soggetti attivi sul territorio. Emanazione del Museo del Tessile di Chieri, la Sartoria Sociale, insieme con l’ente che la gestisce – l’Associazione PuntoACapo – ha avuto infatti il supporto della cooperativa sociale La Contrada, che ha coinvolto nell’iniziativa alcune delle sue ospiti: tre delle sei sarte, già impegnate nel progetto di inserimento e integrazione di donne in stato di disagio Reborn in Italy e già in coworking proprio nei locali della Sartoria Sociale. Una volta di più con questo intervento tutto il complesso del Museo si conferma dunque come punto di riferimento non solo culturale del territorio, dinamico centro impegnato per la promozione dell’area, certo custode delle sue radici, ma attento come non mai alle sue esigenze, soprattutto in queste giornate di emergenza.  

La soddisfazione collettiva per il risultato ottenuto si somma a quello delle giovani che hanno cucito instancabilmente per produrre le mascherine utili al territorio, ma accresce anche l’apprezzamento generale per Reborn In Italy, altro positivo esempio di rete allargata tra più enti impegnati nel Chierese.

La confezione delle mascherine in Sartoria Sociale (foto Luciano Berruto)
L’etichetta delle mascherine

La Contrada, accoglienza e formazione per donne e famiglie in difficoltà

Articolata realtà mirata alla valorizzazione delle potenzialità dei singoli e delle famiglie, La Contrada gestisce due case protette nei pressi di Chieri. Era stato nel quadro dei suoi programmi di accoglienza, recupero e formazione delle sue ospiti – perlopiù immigrate in gravi difficoltà -, che aveva colto al volo due anni fa l’occasione offerta da Reborn in Italy. Presi in affitto i macchinari del Museo, ha trovato nella Sartoria sociale un luogo accogliente per dare ad alcune delle sue giovani l’opportunità di reiventarsi un futuro come sarte. “Il team di Reborn in Italy oggi realizza articoli di ottimo livello – spiegano in Sartoria – Per promuoverli ci affidiamo molto ai social. E proprio sui social abbiamo letto un appello, lanciato dalla influencer Ferragni e ripreso poi sulle pagine social del Sole 24 ore, in cui si chiedeva la disponibilità a produrre camici e mascherine. Abbiamo immediatamente pensato di rispondere alla richiesta con le nostre produzioni”.

Più che naturale fare del territorio il primo beneficiario dell’iniziativa. Le giovani, tutte mamme, alcune ragazze-madri, sono infatti approdate a Chieri dopo aver vissuto l’inferno delle tradotte nei deserti africani e delle traversate sui barconi. Qui hanno avuto accoglienza, rispetto e opportunità di riscatto preziose dopo le tristi esperienze di sfruttamento e riduzione in schiavitù. “Ovvio che abbiano voluto restituire con entusiasmo parte dei doni ricevuti”.

Mascherine per fronteggiare l’emergenza, frutto di un impegno collettivo

Le mascherine sono state davvero il frutto di un impegno collettivo, dove tutti hanno dato il meglio di sé. “Abbiamo scaricato dal sito web del ministero dell’Interno il vademecum con le specifiche sulle caratteristiche delle mascherine – raccontano le sarte – Su questa base abbiamo realizzato il modello. Il cotone lo avevamo in casa. L’elastico no. Ed è stato a quel punto che la volontaria del Museo del Tessile, Carla Pedrali, ci è venuta in aiuto. Ha contattato la Passamaneria italiana di Chieri, azienda socia del Museo, che, nonostante fosse chiusa per il lock-down dovuto al covid19, ha subito fornito i mille metri di elastico necessario a ultimare la partita”. Dopodiché tutti alle macchine per ultimare l’opera, nata all’insegna della solidarietà.

Reborn in Italy, fashion-brand per abiti e accessori

Con questa celere attività di produzione in risposta a un’emergenza epocale, Reborn in Italy si conferma come progetto sociale dinamico, duttile, pronto a diversificarsi per venire incontro alle più varie richieste. “A due anni dal suo concepimento e a uno dall’avvio, Reborn in Italy vanta una produzione di tutto rispetto, che fa leva su un mix di stili. Sempre originali e accattivanti, le creazioni vengono affidate a canali di vendita on line”.

Oggi Reborn in Italy è anche un marchio. “Abbiamo realizzato borse, come la Si Bag, caratterizzata dall’intenso primo piano di una delle nostre ragazze con il suo bambino e che in un’ora ha registrato il sold-out non appena lanciata su Instagram”.

Guanti tecnici per la società di prodotti per lo sci Mag-Fit

Oltre che con brand proprietario, il gruppo di Reborn in Italy conta anche produzioni in conto terzi. “Nostra prima cliente è stata la società di prodotti innovativi per lo sci MagFit. Per questa impresa abbiamo realizzato uno speciale guanto da sci in tessuto tecnico e con un magnete all’altezza del palmo per legarsi alle racchette. Un articolo d’avanguardia”. Poi ci sono gli asciugamani in fibra di bambù, messi a punto per una giovane talentuosa, sintetizzatrice di erbe tintorie di Verona. “L’articolo è proposto in abbinamento ai preparati”.

Reborn in Italy, leva di rinascita

Grazie alla sua articolata catena di attività e relazioni – prime tra tutte quelle con La Contrada e la Sartoria Sociale – Reborn in Italy è avviata verso la sua sostenibilità economica. “Noi non possiamo contare su sovvenzioni o donazioni. Ma siamo autosufficienti. Ci manteniamo tutte con il lavoro delle nostre mani – tengono a precisare le sarte – Una ragione di soddisfazione e anche la prova dell’emancipazione da un passato di sfruttamento. Con i nostri prodotti vendiamo bellezza, armonia, creatività. E in ogni nostra opera possiamo rinascere più forti e coraggiose che mai”.