I cortili del Tessile

C’erano i cimatori, i drappieri, i fustanieri, gli imbiancatori, i “licciatori”, i mercanti-merciai e i tintori. Ma dal Cinquecento al Settecento a Chieri più della metà della popolazione era in un modo o nell’altro impegnata nell’attività tessile. Camminando per le strade cittadine ovunque nei quartieri si sentivano distintamente i colpi secchi dei telai battenti. Ma per le famiglie non si trattava perlopiù di lavori a tempo pieno. La giornata veniva principalmente dedicata alla terra o ad altri mestieri. Attività che però da sole non bastavano al sostentamento collettivo e che dovevano quindi essere integrate con entrate secondarie.

Un telaio per famiglia

I tessitori amatoriali lavoravano con un telaio in casa e dipendevano dalle commesse dei mercanti-imprenditori. Tutta la famiglia, bambini compresi, era impegnata, sia pure in ore diverse della giornata. Il monte ore minimo era comunque subordinato all’occupazione principale del capofamiglia e al ciclo stagionale delle incombenze agricole. Le rendite prodotte dal tessile servivano in prima battuta a sostenere le famiglie giovani, poi – con il progressivo passaggio all’età adulta dei bambini – all’acquisto di nuovi appezzamenti di terreno, destinati a costituire la dote delle fanciulle o al mantenimento degli anziani.

Quanto al tipo di lavorazione, Chieri si concentrava sul cotone a differenza di altri centri più grandi – come Milano o Cremona – dove la produzione era diversificata tra lana, seta e lino. Una scelta diretta a contrastare la concorrenza con prodotti di prezzo contenuto.