Arte tessile, in mostra suoni e foto della passamaneria

Giancarlo Cazzin presenta con inaugurazione sabato 26 gennaio alle ore 16 nella sala Porta del tessile (ingresso da via Santa Clara angolo via Broglia, Chieri) “Arte tessile, mostra foto sensoriale” con le sue strepitose foto e il suo libro dedicato alla passamaneria, settore dell’industria tessile che produce frange e cordoni per arredamento e abbigliamento, con immagini e suoni che ci faranno immergere nel lavoro della fabbrica.
Che cosa ha motivato una mostra sull’arte tessile e perché chiamarla ‘foto-sensoriale’?
“Il suono battente dei telai si è sentito fin da sempre a casa mia, dove nella mia camera di ragazzino potevo udire costantemente il rumore delle macchine che nel capannone attiguo producevano la passamaneria dell’azienda di mio padre Gianni – commenta l’autore Giancarlo Cazzin – Un suono talmente continuo e costante che ad un certo punto si era però come silenziato, spento dalla sua stessa routine: non lo udivo più, ma a differenza di altri sapevo dove e come cercarlo. Ed oggi che sono studente universitario ho riscoperto il valore di quel battito di telai che fin da piccolo mi aveva accompagnato con il suo monotono incedere.
Così sono riuscito a indirizzare il microfono nella direzione giusta e captarlo, decidendo poi di mixare tutti questi suoni in 5 canali. Così sono riuscito a ricreare l’ambiente sonoro tridimensionale di una fabbrica di passamaneria che propongo in mostra. Un patrimonio immateriale che potrà essere ascoltato anche in un futuro lontano e mai più dimenticato dalle generazioni che ci seguiranno, anche se quel mondo vecchio di più di un secolo dovesse scomparire.

Detto del suono, ecco l’immagine. Questa mostra è infatti composta da fotografie, le vere protagoniste, create dall’utilizzo di diversi modelli di macchine, dalla compatta al banco ottico, per esprimere la mia volontà di guardare allo stesso tema con approcci differenti, come fossero molti, e non io solo, i fotografi pronti a documentare il lavoro di passamaneria.
Nei miei scatti non sono presenti figure umane. I luoghi dove le persone vivono e lavorano sono il soggetto principale delle mie indagini. Io fotografo l’uomo indirettamente poiché, se pur non è palesemente presente nella scena, credo di realizzarne un ritratto altrettanto intimo fotografando gli oggetti utilizzati e l’ambiente in cui vive.
Ho limitato la presenza umana a qualche mano che interviene in scena come fosse anch’essa un oggetto. Fare una foto alla mano di un passamantiere è più efficace che non fotografarlo in volto. Le mani piene di segni lasciati dal filo tagliente penso siano molto più interessanti di quelle affusolate e lisce delle modelle: quelle dita callose sono un libro di storia aperto.
Le foto più complesse da realizzare sono state senza dubbio quelle dei macchinari poiché ho dovuto lavorare in condizioni di cattiva illuminazione e in ambienti molto ristretti. Utilizzando la pellicola la difficoltà è stata ancora maggiore, soprattutto quando lavoravo vicino a fonti di calore che potevano danneggiarla. Così ho dovuto metterla al riparo e solo una volta decisa l’inquadratura e l’esposizione ho inserito il rullino nella macchina.
Il tutto si è trasformato in un viaggio alla scoperta di un’antica civiltà del lavoro perduta nella contemporaneità”.

Arte tessile