| LE MACCHINE DEL TESSILE - "Revisionate e funzionanti" Nel Museo sono conservati molti, straordinari documenti chieresi del processo di rinnovamento tecnologico dell'industria tessile, significativi per varietà tipologica, tecnica e tecnologia. Da collezioni private e da donazioni di imprenditori provengono filatoi, orditoi verticali e orizzontali, telai a mano; campionari, strumenti di misurazione, ed altro, peculiari della lavorazione di uno dei centri cotonieri più antichi e continuativi in Piemonte. Numerosi sono i telai a mano, a due o a quattro licci, e numerose anche le parti di telai e di accessori coevi: tra questi i pettini di canna, le navette a punte dritte (volanti) e a punte incurvate (a mano); sono conservate anche parti di telaio Jacquard, il cui utilizzo fu introdotto a Chieri nella prima metà dell'Ottocento, e dunque abbastanza precocemente. Sicuramente l'orditoio verticale, appartenente alla collezione Brunetti, è l'esempio fra i più pregevoli del tipo evoluto, accompagnata dalle attrezzature: aspo, cantra o rastrelliera e sgabello, come appare illustrato dai maggiori trattatisti ottocenteschi. Infatti ricorda il Bossi (1874) che il lavoro "... dell'orditura è una delle più importanti operazioni della tessitura. La riuscita più o meno lodevole di una stoffa sovente dipende dal modo con cui fu eseguita l'orditura ..." . I telai più antichi conservati al Museo del Tessile risalgono al secolo XVI: telai naturalmente senza navetta, dotati di porgitore, rimasti sostanzialmente invariati nel corso dei secoli, al punto da poter affermare che su uno strumento del genere lavoravano i Romani al tempo di Cristo. Il primo e fondamentale passo avanti nella tecnica della tessitura, risale al secolo XVIII, con il telaio dotato di navetta: un pezzo di legno appuntito per essere idoneo a farsi strada tra i fili, al cui interno si trova un contenitore con una spola, la quale, al suo passaggio, lascia dietro di sé il filo. La navetta viene spinta mediante un batacchio a comando manuale e scorre con l'aiuto di piccole ruote, allo scopo di ridurre la fatica del tessitore. Con questo telaio, tipico della storia del tessile chierese, si convive a partire dalla seconda metà del secolo XVIII e fino a oltre la metà del XIX secolo. Di grande interesse il periodo compreso tra il 1830 e il 1910, nel corso del quale le macchine tessili hanno ricevuto un grande sviluppo quantitativo ed un accelerato ammodernamento tecnologico dovuto all'applicazione, per i meccanismi, di nuovi tipi di forza motrice: da quella manuale a quella elettrica. Ma nel corso dei secoli, sono anche cambiate profondamente le tecniche costruttive, per non parlare dei materiali: i primi orditoi e telai a mano erano di legno, poi in ghisa e ferro forgiato, ed infine tutti in acciaio. Solo nei primi anni del '900, con la semi-meccanizzazione, e soprattutto con l'azionamento meccanico, protagonista la stessa navetta, ma senza ruote, lanciata da una spada, i telai passano da una struttura in legno ad una in ghisa. Una successiva trasformazione avviene intorno al 1950, con i telai senza navetta, a nastro. Dopo il 1960, il salto tecnologico è ancora più marcato: dai telai a pinza si passa a quelli a pinza guidata, capaci di arrivare fino a 500 battute al minuto; poi, ai telai ad aria (fino a 1000 battute) e infine, alla fine degli anni Ottanta, ai primi modelli computerizzati. Queste macchine più moderne, in corso di restauro per la rifunzionalizzazione, saranno ospitate in futuro nella nuova sede del Museo. |
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