ISATIS TINCTORIA (Gualdo): l'Oro Blu a Chieri
Il "giaud", in italiano: guado, ed in latino: Isatis tinctoria, è una pianticella alta da 40 a 120 centimetri, con due qualità di foglie: le radicali sono picciolate ed ovate, e quelle del fusto bislunghe ed abbraccianti il fusto. Non si tratta di pianta spontanea; era un tempo assai coltivata nel territorio chierese, usando le foglie per ottenere una tinta turchina stabile, chiamata, "giaud", nel nostro dialetto. La si seminava in settembre, a righe, come il mais, in un terreno ben lavorato e concimato, e durante l'autunno veniva sarchiata una prima volta, mentre una seconda volta la si sarchiava in primavera. Il suo prodotto erano le foglie che si staccavano dai fusti mano a mano che cominciavano a tingersi di giallo. Quando queste foglie erano avvizzite, venivano pestate in mortai e ridotte ad una pasta omogenea, che si lasciava fermentare, ammucchiata, per alcuni giorni, ed in seguito se ne facevano delle pallottole, che venivano messe a seccare per essere pronte all'uso. Questa pianta che chiamammo Isatis tinctoria, dal binomio di Linneo, appartiene alla famiglia delle Crucifere, ed era già menzionata da Plinio con nome di "glastrum", da cui il toscano: Glastro o Glasto. Il termine chierese, se possiamo così chiamarlo, deriva dal basso latino del medio evo: gualdum, dalla base germanica: Waida, trasformata in Waide nell'antico tedesco, e Waid nel tedesco moderno. L'antico francese chiamava la pianta: Guaide, e il francese moderno: Guède. In inglese è: Woad.
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